Il progetto “Industria Mineraria e Rifiuti Estrattivi Storici”: contributo all’implementazione della Rete IMPEL
Data:
9 Giugno 2026

IMPEL (European Network for the Implementation and Enforcement of Environmental Law) è la rete europea che dal 1992 riunisce le autorità ambientali degli Stati membri UE e dei paesi candidati o associati. Dal 2008 è un’associazione internazionale non profit con sede a Bruxelles, con 51 membri da 36 paesi. Per l’Italia partecipano il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (come National Focal Point) e ISPRA.
Il suo scopo è garantire un’applicazione concreta, coerente e uniforme della normativa ambientale UE attraverso cooperazione, scambio di esperienze e sviluppo di strumenti tecnici per ispezioni e controlli. Le attività sono organizzate in cinque aree tematiche presidiate da gruppi di esperti. ISPRA vi svolge un ruolo centrale, contribuendo su temi come rifiuti, bonifiche e attività estrattive e riportando poi le conoscenze acquisite a livello nazionale.
Tra i progetti IMPEL in corso di svolgimento (2025-2027) si colloca il progetto “Industria Mineraria e Rifiuti Estrattivi Storici”, in prosecuzione del precedente progetto “Gestione dei rifiuti estrattivi” sviluppato dal 2019 al 2023 in due fasi distinte e coordinato da ISPRA. Il tema centrale è la gestione dei rifiuti prodotti dalle industrie estrattive, con particolare attenzione a quelli storici. Il nuovo ciclo progettuale si inserisce in un quadro normativo e strategico profondamente rinnovato, che riporta il settore estrattivo al centro dell’agenda europea, trasformando i rifiuti minerari storici da problema ambientale a potenziale risorsa di materie prime critiche da recuperare secondo i principi dell’economia circolare.
Sostenere la transizione verde attraverso una gestione sostenibile dei rifiuti estrattivi
L’attività mineraria ha storicamente rappresentato una fonte essenziale di materie prime, ma ha anche lasciato in eredità importanti criticità ambientali, in particolare sotto forma di rifiuti estrattivi spesso abbandonati e accumulati in discariche, bacini di decantazione o depositi non più gestiti. Tali siti estrattivi dimessi, soprattutto quando risalenti a epoche precedenti alle prime indicazioni normative di regolamentazione moderna, costituiscono un rischio significativo sia per gli ecosistemi sia per la salute umana, a causa dei fenomeni di inquinamento e dell’instabilità strutturale dei terreni.
In risposta a gravi incidenti verificatisi in Europa, come quelli di Val di Stava nel 1985, Aznalcóllar nel 1998 e Baia Mare nel 2000, l’Unione Europea ha emanato la Direttiva 2006/21/CE sulla gestione dei rifiuti delle industrie estrattive, introducendo strumenti fondamentali quali i piani di gestione dei rifiuti estrattivi e l’obbligo, per gli Stati Membri, di predisporre inventari nazionali delle “strutture di deposito” chiuse/abbandonate (in altri termini discariche minerarie) contenenti rifiuti estrattivi storici che rappresentano o possono rappresentare una grave minaccia per la salute umana e l’ambiente. Ciascuno Stato ha poi recepito la Direttiva con provvedimenti normativi propri (nel caso italiano lo strumento di recepimento è stato il DLGs 117/2008 e s.m.i.).
Nel contesto attuale, caratterizzato dal Green Deal europeo e dall’aggiornamento della strategia industriale, il settore minerario assume un ruolo centrale nelle transizioni verde e digitale. Diventa quindi sempre più urgente promuovere un approccio sostenibile sia all’estrazione sia al recupero delle materie prime (critiche, strategiche e di altro genere), anche valorizzando il potenziale dei rifiuti minerari storici.
In questo scenario, il progetto si propone di contribuire all’allineamento delle pratiche estrattive con il recente quadro normativo europeo, in particolare con la Direttiva sulle emissioni industriali (IED) e il CRM Act, sviluppando linee guida operative e strumenti utili a una gestione più efficace e sostenibile dei rifiuti minerari.

Confronto della granulometria relativa per diverse tipologie di scarti minerari (fonte: ITRC)
Il percorso del progetto IMPEL sui rifiuti estrattivi (2019–2027)
Il progetto, avviato nel 2019, si articola in un percorso a tappe mirato a fare della condivisione di esperienze il motore del cambiamento:
- Fase 1: L’analisi iniziale – Questa prima tappa ha riguardato l’analisi delle modalità con cui gli Stati membri gestiscono i rifiuti minerari storici, attraverso la raccolta di casi studio e la valutazione della loro coerenza con i principi dell’economia circolare.
- Fase 2 (2021–2023): Il confronto operativo e sul campo – In questo periodo sono state integrate attività di analisi con momenti operativi e di confronto tra le autorità, tra cui incontri tecnici, sessioni di formazione (come un training formativo in Finlandia) e visite su casi studio in Sardegna. I risultati hanno evidenziato che, nonostante l’esistenza di un quadro normativo comune basato sulla Direttiva 2006/21/CE, persistono differenze significative negli approcci nazionali. In alcuni paesi questi materiali sono considerati veri e propri giacimenti secondari e possono essere oggetto di nuove attività estrattive, previa adeguata caratterizzazione, mentre in altri contesti normativi tale potenziale non è ancora pienamente valorizzato. Un esempio significativo è rappresentato dalla Spagna, dove esperienze come quella della miniera di Penouta dimostrano concretamente la possibilità di recuperare materie prime dai rifiuti storici grazie anche a un quadro legislativo nazionale favorevole.
- Fase 3 (avviata nel 2025): L’attualità e il recupero strategico – Questa fase si concentra sull’identificazione e sull’analisi di casi concreti di recupero di materie prime dai rifiuti minerari storici, con particolare riferimento alle materie prime critiche e strategiche. L’attenzione è rivolta sia agli aspetti autorizzativi e procedurali sia a quelli tecnologici, incluse le Migliori Tecniche Disponibili (BAT), con l’obiettivo di approfondire le soluzioni più efficaci per una gestione sostenibile e circolare del settore attraverso incontri periodici, raccolta sistematica di casi studio e visite in loco.

Penouta Mine (Spain) (Fonte: Strategic Minerals Europe)
Risultati attesi nel triennio 2025–2027
Il progetto attualmente in corso mira a individuare e analizzare le migliori pratiche per il controllo ambientale e regolatorio delle attività estrattive, valorizzando l’esperienza maturata dalle autorità competenti nei diversi contesti nazionali. In continuità con le evidenze emerse nelle fasi precedenti, particolare attenzione è dedicata alla rivalutazione dei rifiuti minerari storici come risorse, in linea con gli obiettivi del CRM Act, che promuove la valutazione del potenziale di approvvigionamento di materie prime anche nei depositi storici.
La raccolta strutturata dei casi studio, accompagnata da valutazioni tecnico-economiche e prospettive di sviluppo, costituirà una base conoscitiva fondamentale per la stesura di un report finale di orientamento e l’eventuale definizione di future linee di indirizzo generali.
Nel complesso, il progetto intende contribuire in modo significativo alla costruzione di un approccio condiviso sulla gestione dei rifiuti estrattivi, che sia al contempo sostenibile e circolare, rafforzandone la dimensione strategica nel contesto europeo.
Ultimo aggiornamento
9 Giugno 2026, 18:19
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