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Da questa sezione è possibIle conoscere in maggior dettaglio le caratteristiche dei dati del Servizio Geologico d’Italia.

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Attraverso il catalogo dei metadati puoi ricercare i dati geologici disponibili presso il Servizio Geologico d’Italia. Per ciascuna banca dati è stato definito il metadato che ne fornisce le caratteristiche principali e le informazioni relative al contenuto.

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Attraverso il visualizzatore qui puoi visionare in un ambiente geografico tutti i dati relativi alle banche dati del Servizio Geologico d’Italia, insieme a numerosi altri strati informativi utili. Il visualizzatore è basato sugli standard web più avanzati.

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Le Collezioni Storiche ISPRA: plastici geologici, arredi d’epoca e strumenti scientifici dal XIX secolo a oggi

Avete mai immaginato di poter osservare l'Italia non come appare oggi, ma attraverso lo sguardo visionario dei geologi che, tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX, ne stavano tracciando il volto per la prima volta? Entrare nelle Collezioni Storiche dell'ISPRA non significa solo visitare un museo: è un vero viaggio nel tempo. Qui, il rigore scientifico del "Regio Ufficio Geologico" si fonde con l'arte artigiana, dando vita a un patrimonio unico che ha documentato, carta dopo carta e rilievo dopo rilievo, la nascita geologica e infrastrutturale della nostra nazione. Il cuore di questo scrigno è rappresentato dai 17 plastici geologici storici, una delle collezioni più cospicue d'Italia. Non sono semplici modelli: sono il "3D dell'epoca", realizzati tra il 1877 e il 1920 in gesso, legno e metalli pregiati come il bronzo. Queste opere, nate per accompagnare la monumentale impresa della Carta Geologica d'Italia, venivano commissionate per rappresentare con estrema fedeltà aree cruciali: dalle zone a vocazione mineraria, come l'Isola d'Elba e le Alpi Apuane, a quelle segnate dai rischi naturali, come il Vesuvio, l'Etna e i Campi Flegrei. Spesso realizzati a mano da artisti che collaboravano fianco a fianco con geologi illustri come Bernardino Lotti o Luigi Baldacci, questi plastici erano strumenti vivi, utilizzati sia in contesti decisionali di alto livello che nelle grandi Esposizioni Internazionali, dove l'Italia mostrava al mondo il proprio ingegno scientifico. Se i plastici raccontano il territorio, la strumentazione tecnico-scientifica (circa 250 pezzi) racconta lo sforzo quotidiano di chi ha studiato la Terra. Questa raccolta copre oltre un secolo di storia, dalle prime indagini ottocentesche fino agli strumenti del secondo dopoguerra. Un capitolo di particolare valore storico è legato agli strumenti giunti in Italia nel quadro del Piano Marshall. Questi microscopi e apparati di precisione non rappresentano solo un'eccellenza tecnologica dell'epoca, ma sono…

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Progetto CARG: il nuovo foglio di Pericolosità Geologica n. 249 “Massa-Carrara”

  Nell’ambito del Progetto CARG, che prevede la realizzazione e informatizzazione della Nuova Carta Geologica e Geotematica d’Italia alla scala 1:50.000, si è conclusa la convenzione tra ISPRA, Regione Toscana e Università degli Studi di Siena - Dipartimento di Scienze Fisiche della Terra e dell’Ambiente, per l’elaborazione del Foglio geotematico di Pericolosità Geologica n. 249 “Massa-Carrara” (link) e delle relative note illustrative (link). L’area del Foglio è caratterizzata da elevata franosità, in particolare sono molto diffusi i fenomeni franosi superficiali pluvio-indotti, costituiti da movimenti di massa con profondità tipicamente entro 2 - 3m, da molto a estremamente veloci e senza evidenti segnali precursori. Le cause predisponenti di questi fenomeni sono rappresentate dall’elevata energia di rilievo dell’area delle Alpi Apuane associata a elevata piovosità annua (che arriva a superare i 2.500 mm/anno) e a frequenti eventi di precipitazione intensa (cumulate giornaliere > 200 mm/24 ore) che costituiscono le cause scatenanti. Negli ultimi decenni questi fenomeni hanno generato ingenti danni e, in alcuni casi, numerose vittime (Stazzema - LU, 19 giugno 1996; Massa - MS, 31 ottobre 2010). Tra i dati disponibili, hanno avuto un ruolo determinante nell’elaborazione del Foglio le immagini aeree e satellitari multitemporali, la geologia CARG scala 1:50.000, già disponibile, e le serie storiche di dati di precipitazione giornaliera ottenuti dalle reti di stazioni pluviometriche della Toscana e della Liguria. L’elaborazione di questi livelli informativi, congiuntamente a nuovi rilevamenti di campagna, ha consentito di costruire un nuovo inventario di frane superficiali pluvio-indotte e modelli di suscettibilità (previsione spaziale) e pericolosità (previsione spaziale e temporale) da frana (Fig. 1). Fig. 1 - Diagramma di flusso relativo a dati, metodi e prodotti del Foglio di Pericolosità Geologica n. 249 “Massa-Carrara”. Per la costruzione dell’inventario multitemporale delle frane superficiali pluvio-indotte sono stati interpretati 11 set di immagini che coprono l’intervallo 1954-2021 (quindi…

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Monitoraggio geofisico per il rischio da frana: il sito test di Monte Mario (Roma)

Il monitoraggio dei versanti attraverso misure geofisiche rappresenta da molti anni un importante supporto ai metodi convenzionali di monitoraggio per la prevenzione dei rischi ambientali ed idrogeologici, con particolare riguardo alle frane in terreni sciolti. In appoggio agli strumenti usati tradizionalmente per il monitoraggio e il controllo di aree franose (reti GPS, inclinometri, interferometria radar da terra) con i quali vengono seguiti nel tempo i movimenti superficiali e profondi del terreno, il monitoraggio geofisico studia le variazioni delle proprietà fisiche 2D e/o 3D all'interno del sottosuolo, oltre che nel corso del tempo (il cosiddetto monitoraggio 4D dal confronto di misure ripetute nel tempo).  I metodi geofisici hanno l’indubbio vantaggio di essere non-invasivi, non richiedono cioè scavi del terreno o sondaggi per la posa in opera dei sensori di misura che, peraltro, nel caso dei versanti in frana, potrebbero persino peggiorare la stabilità. Sono utilizzabili anche in presenza di ostacoli morfologici o problemi di accesso, consentendo quindi di effettuare misure nel sottosuolo anche in aree che risulterebbero particolarmente difficili da tenere sotto controllo con metodi tradizionali. I dati geofisici  superano i limiti intrinseci dei sensori tradizionali, che offrono solo misure "puntuali" ovvero riferite al punto esatto in cui è installato lo strumento, e la cui necessaria estensione alle aree limitrofe introduce inevitabilmente margini di incertezza. Inoltre, grazie agli strumenti di nuova generazione con consumo ridotto di energia e dimensioni ridotte, il monitoraggio viene effettuato con strumenti permanenti e le misure geofisiche vengono trasferite in telemetria per essere elaborate in quasi real-time. Le metodologie più diffuse sono la Tomografia di Resistività Elettrica (ERT) e il Rumore Sismico Ambientale. La Tomografia di Resistività Elettrica (ERT) misura la capacità del terreno di condurre corrente elettrica. Poiché l'acqua contenuta nei pori e nelle fratture del terreno è un ottimo conduttore rispetto ai minerali costituenti la…

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