{"id":8763,"date":"2026-07-03T12:13:16","date_gmt":"2026-07-03T10:13:16","guid":{"rendered":"https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/?p=8763"},"modified":"2026-07-03T12:13:16","modified_gmt":"2026-07-03T10:13:16","slug":"monitoraggio-geofisico-per-il-rischio-da-frana-il-sito-test-di-monte-mario-roma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/?p=8763","title":{"rendered":"Monitoraggio geofisico per il rischio da frana: il sito test di Monte Mario (Roma)"},"content":{"rendered":"<p>Il monitoraggio dei versanti attraverso misure geofisiche rappresenta da molti anni un importante supporto ai metodi convenzionali di monitoraggio per la prevenzione dei rischi ambientali ed idrogeologici, con particolare riguardo alle frane in terreni sciolti. In appoggio agli strumenti usati tradizionalmente per il monitoraggio e il controllo di aree franose (reti GPS, inclinometri, interferometria radar da terra) con i quali vengono seguiti nel tempo i movimenti superficiali e profondi del terreno, il monitoraggio geofisico studia le variazioni delle propriet\u00e0 fisiche 2D e\/o 3D all&#8217;interno del sottosuolo, oltre che nel corso del tempo (il cosiddetto monitoraggio 4D dal confronto di misure ripetute nel tempo). \u00a0I metodi geofisici hanno l\u2019indubbio vantaggio di essere non-invasivi, non richiedono cio\u00e8 scavi del terreno o sondaggi per la posa in opera dei sensori di misura che, peraltro, nel caso dei versanti in frana, potrebbero persino peggiorare la stabilit\u00e0. Sono utilizzabili anche in presenza di ostacoli morfologici o problemi di accesso, consentendo quindi di effettuare misure nel sottosuolo anche in aree che risulterebbero particolarmente difficili da tenere sotto controllo con metodi tradizionali. I dati geofisici \u00a0superano i limiti intrinseci dei sensori tradizionali, che offrono solo misure &#8220;puntuali&#8221; ovvero riferite al punto esatto in cui \u00e8 installato lo strumento, e la cui necessaria estensione alle aree limitrofe introduce inevitabilmente margini di incertezza. Inoltre, grazie agli strumenti di nuova generazione con consumo ridotto di energia e dimensioni ridotte, il monitoraggio viene effettuato con strumenti permanenti e le misure geofisiche vengono trasferite in telemetria per essere elaborate in quasi real-time.<\/p>\n<p>Le metodologie pi\u00f9 diffuse sono la <em>Tomografia di Resistivit\u00e0 Elettrica (ERT)<\/em> e il <em>Rumore Sismico Ambientale. <\/em>La <em>Tomografia di Resistivit\u00e0 Elettrica (ERT)<\/em> misura la capacit\u00e0 del terreno di condurre corrente elettrica. Poich\u00e9 l&#8217;acqua contenuta nei pori e nelle fratture del terreno \u00e8 un ottimo conduttore rispetto ai minerali costituenti la parte solida, questa tecnica \u00e8 utilizzata per mappare le variazioni di saturazione dei terreni, a cui sono legati i fenomeni di attivazione di una frana. Il <em>Rumore Sismico Ambientale<\/em> \u00e8 una tecnica che sfrutta le micro-vibrazioni naturali della Terra (microsismi, maree, vento ecc.) e le vibrazioni ambientali generate da attivit\u00e0 antropiche (traffico urbano, attivit\u00e0 industriali ecc.) mediante sensori sismici posizionati lungo un versante. I dati registrati vengono elaborati in termini di velocit\u00e0 con cui le onde sismiche viaggiano nel terreno, consentendo quindi delle valutazioni sulla perdita di rigidit\u00e0 dei terreni che solitamente anticipa il fenomeno franoso.<\/p>\n<p>Il vantaggio principale nell\u2019utilizzo di questi metodi risiede nella possibilit\u00e0 di integrare le conoscenze geologiche e geotecniche dell\u2019area in frana per realizzare un modello di preallarme (Early Warning): spesso, infatti, i parametri fisici interni al versante, come la micro-fratturazione o la quantit\u00e0 di acqua, cambiano giorni o ore prima che la frana inizi a muoversi visibilmente.<\/p>\n<p>La realizzazione e messa in opera di un sistema di monitoraggio geofisico prevede necessariamente una fase di test propedeutica alla progettazione del sistema stesso, durante la quale vengono valutati i parametri geofisici (parametro da monitorare, tecnica da adottare) geometrici (profondit\u00e0 di investigazione, spaziatura tra i sensori, geometria 2D o 3D) e i parametri temporali e logistici (frequenza misure, protezione delle apparecchiature ecc.).<\/p>\n<p>L\u2019occasione per valutare la fattibilit\u00e0 di un monitoraggio geofisico su versante basato su misure ERT \u00e8 stata fornita dall\u2019 Accordo di collaborazione tra ISPRA &#8211; Dipartimento per il Servizio Geologico d\u2019Italia e Roma Capitale \u2013 Dipartimento Protezione Civile, finalizzato alla realizzazione di un sistema di monitoraggio di fenomeni franosi nel territorio di Roma Capitale. Tra i siti destinati alla realizzazione di un sistema di monitoraggio geotecnico ricade il versante sud-orientale della collina di Monte Mario che, nel 2024 e nel 2025, \u00e8 stato colpito da gravi incendi e che pertanto presenta una elevata vulnerabilit\u00e0 all\u2019innesco di fenomeni franosi. Lo studio condotto da ISPRA ha interessato l\u2019intero versante attraverso indagini geologiche, geotecniche e geofisiche, che hanno portato alla realizzazione di un sistema di monitoraggio geotecnico che comprende, tra l\u2019altro, la presenza di un pluviometro e la misura in continuo del contenuto d\u2019acqua nel terreno mediante sonda infissa nel terreno alla profondit\u00e0 di circa 60cm.\u00a0 Le attivit\u00e0 di progettazione del sistema di monitoraggio ERT sono iniziate a gennaio 2026 con sopralluoghi e misure di prova, successivamente sono state impostati due profili principali di misura 2D. Il primo di 94 metri in totale, individuato in senso parallelo al versante della collina e composto da 48 sensori a 2 metri di distanza, il secondo ad alta risoluzione (16 sensori a 1 metro di distanza) lungo la linea di massima pendenza della collina per complessivi 30 metri, posto a ridosso del sensore di monitoraggio del contenuto d\u2019acqua. Per quest\u2019ultimo profilo \u00e8 stato possibile identificare una verticale di riferimento per possibili correlazioni statistiche e confronti con i valori puntuali di conducibilit\u00e0, misurati lungo la verticale di monitoraggio geotecnico. Le misure sono state eseguite a partire dall\u2019inizio di marzo ad intervalli di circa 20-25gg ottenendo dei valori di riferimento geofisico per ciascun mese e tra un mese e l\u2019altro. La disponibilit\u00e0 di dati mensili permette l\u2019analisi in termini di differenza percentuale (Figura 1): a titolo di esempio, le differenze % tra marzo e maggio 2026 evidenziano un contenuto d\u2019acqua progressivamente minore (valori di resistivit\u00e0 progressivamente pi\u00f9 elevati) entro 1 metro di profondit\u00e0, \u00a0soprattutto nella parte medio-alta del profilo, con variazioni fino a 90%, mentre a profondit\u00e0 maggiore le variazioni sono molto meno significative (10-20%) e comunque superiori al margine di errore del\u00a0 modello ERT (2%). Le attivit\u00e0 di misura ERT proseguono con l\u2019obiettivo di effettuare anche misure ad intervalli orari, a ridosso o successive a piccoli episodi piovosi: tali dati consentiranno di definire correlazioni di maggior dettaglio con i dati puntuali da sonda (variazioni diurne e orarie della conducibilit\u00e0 dei terreni).<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignnone  wp-image-8764\" src=\"http:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Figura-1-1-300x175.jpg\" alt=\"\" width=\"669\" height=\"390\" srcset=\"https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Figura-1-1-300x175.jpg 300w, https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Figura-1-1-1024x597.jpg 1024w, https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Figura-1-1-768x447.jpg 768w, https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Figura-1-1-18x10.jpg 18w, https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Figura-1-1.jpg 1246w\" sizes=\"(max-width: 669px) 100vw, 669px\" \/><\/p>\n<p>Figura 1: a) Modelli 2D a partire da misure tomografiche di resistivit\u00e0 effettuate nel marzo e nel maggio 2026; b) Differenza percentuale tra i due modelli.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il monitoraggio dei versanti attraverso misure geofisiche rappresenta da molti anni un importante supporto ai metodi convenzionali di monitoraggio per la prevenzione dei rischi ambientali ed idrogeologici, con particolare riguardo alle frane in terreni sciolti.<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":8764,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"wp_popup_display_lightbox":0,"wp_popup_suppress":"","wp_popup_trigger":"","wp_popup_trigger_amount":0,"wp_popup_disable_on_mobile":false,"footnotes":""},"categories":[43],"tags":[],"class_list":["post-8763","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-news"],"featured_media_urls":{"thumbnail":["https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Figura-1-1-150x150.jpg",150,150,true],"medium":["https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Figura-1-1-300x175.jpg",300,175,true],"medium_large":["https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Figura-1-1-768x447.jpg",768,447,true],"large":["https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Figura-1-1-1024x597.jpg",1024,597,true],"1536x1536":["https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Figura-1-1.jpg",1246,726,false],"2048x2048":["https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Figura-1-1.jpg",1246,726,false],"trp-custom-language-flag":["https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Figura-1-1-18x10.jpg",18,10,true],"gallery-preview":["https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Figura-1-1-80x80.jpg",80,80,true],"post-thumbnails":["https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Figura-1-1-512x512.jpg",512,512,true],"news-image":["https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Figura-1-1-400x220.jpg",400,220,true],"portfolio_item-thumbnail":["https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Figura-1-1.jpg",600,350,false],"portfolio_item-thumbnail@2x":["https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Figura-1-1.jpg",1200,699,false],"portfolio_item-masonry":["https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Figura-1-1.jpg",600,350,false],"portfolio_item-masonry@2x":["https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Figura-1-1.jpg",1200,699,false],"portfolio_item-thumbnail_cinema":["https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Figura-1-1.jpg",575,335,false],"portfolio_item-thumbnail_portrait":["https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Figura-1-1.jpg",600,350,false],"portfolio_item-thumbnail_portrait@2x":["https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Figura-1-1.jpg",1200,699,false],"portfolio_item-thumbnail_square":["https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Figura-1-1.jpg",800,466,false]},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8763","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=8763"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8763\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8771,"href":"https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8763\/revisions\/8771"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/8764"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=8763"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=8763"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=8763"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}