{"id":8320,"date":"2025-05-09T17:45:29","date_gmt":"2025-05-09T15:45:29","guid":{"rendered":"https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/?p=8320"},"modified":"2025-05-12T18:45:54","modified_gmt":"2025-05-12T16:45:54","slug":"il-castello-crociato-e-le-antiche-mura-di-karak-giordania-un-esempio-di-tutela-e-conservazione-di-beni-culturali-a-rischio-geologico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/?p=8320","title":{"rendered":"Il Castello Crociato e le antiche mura di Karak (Giordania): un esempio di tutela e conservazione di Beni Culturali a rischio geologico"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"8320\" class=\"elementor elementor-8320\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-47b45e0 e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"47b45e0\" data-element_type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-18604a2 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"18604a2\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\tIl Castello di Karak, uno dei pi\u00f9 importanti monumenti crociati della Giordania, ha subito gravi danni nel tempo a causa di terremoti e instabilit\u00e0 del terreno. A partire dal 2013, ISPRA ha condotto studi per capirne le cause e monitorare le condizioni strutturali. \u00c8 emersa la necessit\u00e0 di migliorare il drenaggio delle acque e consolidare il versante su cui si trova il castello. Dal 2021 \u00e8 attivo un piano per la messa in sicurezza e la conservazione dell\u2019intero sito. Le indagini pi\u00f9 recenti hanno confermato la fragilit\u00e0 dei materiali usati nella costruzione e la presenza di lineamenti tettonici e aspetti geomorfologici che hanno aggravato le condizioni di stabilit\u00e0 del complesso monumentale.\n\nTecnologie geofisiche e analisi sismiche stanno guidando gli interventi di restauro in corso.\n\n<img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"none aligncenter wp-image-8333 size-large\" src=\"http:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Foto-2-772x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"772\" height=\"1024\" srcset=\"https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Foto-2-772x1024.jpg 772w, https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Foto-2-226x300.jpg 226w, https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Foto-2-768x1019.jpg 768w, https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Foto-2-9x12.jpg 9w, https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Foto-2-600x796.jpg 600w, https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Foto-2.jpg 959w\" sizes=\"(max-width: 772px) 100vw, 772px\" \/>\n\nIn particolare, il Castello di Karak \u00e8 uno dei monumenti pi\u00f9 rappresentativi e importanti di architettura crociata in Giordania e in tutto il Medio Oriente.\n\nUbicato nel cuore dell\u2019antico centro urbano, nel corso dei secoli ha subito una lunga serie di danneggiamenti dovuti a terremoti e deformazioni di versante.\n\nTra il 2012 e la fine del 2013, la parte orientale del castello \u00e8 stata interessata progressivamente da danni strutturali che hanno indotto il Dipartimento delle Antichit\u00e0 della Giordania (DOA) a chiudere l\u2019accesso ai visitatori alla corte inferiore ed al museo. Tale decisione veniva presa dal DOA a seguito delle criticit\u00e0 statico-strutturali evidenziate da ISPRA a seguito di sopralluoghi effettuati in sito nel novembre e dicembre 2013 in cui veniva installato anche un sistema di monitoraggio delle principali fratture che hanno interessato diversi elementi strutturali quali volte, archi e pavimentazioni.\n\nUna serie di indagini geologiche, geotecniche e geofisiche, condotte successivamente nel 2014 e 2015 da tecnici locali con la supervisione di ISPRA, hanno sostanzialmente confermato quanto evidenziato dal precedente studio di ISPRA sulle cause che hanno determinato il danneggiamento statico-strutturale del lato ovest del castello, dovuto prevalentemente a fenomeni di deformazione della parte superiore del versante e all\u2019assenza di un efficace sistema di drenaggio delle acque superficiali.\n\nIn due successive fasi progettuali (2016-2018) sono stati effettuati interventi di consolidamento del versante ovest e ripristino dell\u2019antico sistema di drenaggio. Nel 2021, uno studio preliminare per la valutazione delle condizioni statico-strutturali e conservative delle mura e delle torri ancora presenti nell\u2019antica cittadella veniva condotto da ISPRA in cooperazione con ACOR (American Centre of Research). Lo studio ha incluso anche un Master Plan per l\u2019avvio di un progetto globale di messa in sicurezza e recupero del patrimonio architettonico crociato della cittadella di Karak.\n\nAnalisi geologiche, geotecniche e geofisiche condotte nel 2024 e 2025 hanno evidenziato una serie di criticit\u00e0 che interessano sia aspetti legati alle condizioni geologiche locali sia al degrado fisico-meccanico dei materiali litoidi. Le condizioni di degrado statico-strutturale delle torri e mura sono sostanzialmente dovute agli effetti dei terremoti storici che hanno interessato questa parte del territorio giordano non lontana da un\u2019importante area sismogenetica quale la faglia trasforme del Mar Morto.\n\nL\u2019utilizzo di blocchi calcarei utilizzati nella costruzione delle strutture, con presenza al loro interno di salgemma e minerali argillosi particolarmente soggetti a degrado chimico-fisico e meccanico, ha determinato un aumento della vulnerabilit\u00e0 statico-strutturale di questi monumenti.\n\nPer la ricostruzione del modello di sottosuolo, a supporto della progettazione di lavori di restauro conservativo e messa in sicurezza, sono state impiegate anche indagini geofisiche, in particolar modo il metodo ERT (acronimo dell\u2019inglese \u201cElectrical Resistivity Tomography\u201d) che restituisce informazioni indirette sull\u2019assetto sepolto dei terreni attraverso elaborazione di misure di resistivit\u00e0 (resistenza\u00a0 del terreno investigato al passaggio della corrente elettrica indotta artificialmente durante la prova) sotto forma di modelli 2D o 3D.\n\nTra i siti indagati \u00e8 risultato particolarmente significativo il risultato ottenuto mediante impiego di tomografie elettriche lungo il pendio posto ai piedi della struttura identificata come Torre 4, ubicata lungo il margine occidentale della cittadella.\n\nCome \u00e8 possibile osservare in foto,\u00a0 al momento dell\u2019intervento di ISPRA la torre si presentava gi\u00e0 in un cattivo stato di conservazione; risulta ben visibile lo stato di danneggiamento della porzione sommitale della torre sul cui fianco settentrionale \u00e8 stato effettuato in tempi passati un intervento con gabbionate, realizzato dalle autorit\u00e0 locali nel tentativo di stabilizzare la struttura.\n\nL\u2019area di intervento \u00e8 in forte pendenza, caratterizzata in superficie da presenza di depositi eterogenei a grana grossolana, e da sporadici affioramenti della roccia di base fortemente fratturata. La linea di misura \u00e8 stata realizzata utilizzando 24 elettrodi distanziati di 3 metri, per una lunghezza totale del profilo di circa 69 metri.\n\nIl profilo \u00e8 stato eseguito trasversalmente rispetto al ripido pendio, seguendo approssimativamente un piccolo percorso sterrato. L\u2019obiettivo dell\u2019indagine, oltre quello di contribuire alla ricostruzione delle geometrie sepolte, \u00e8 stato quello di accertare la possibile presenza di un settore di faglia la cui presenza in questo settore viene segnalata sulle carte geologiche esistenti e mette in contatto unit\u00e0 del substrato a differente litologia e comportamento geotecnico.\n\nIl profilo ERT si \u00e8 rivelato utile per delineare alcune caratteristiche dei terreni in termini di resistivit\u00e0, consentendo di distinguere la coltre di depositi sciolti in estensione e spessore lungo il profilo, inoltre ha permesso una stima dello spessore di alterazione superficiale della roccia affiorante nella seconda parte del profilo (dopo i primi 35 metri di lunghezza circa).\n\nIn prossimit\u00e0 del settore centrale del modello ERT si viene a definire una significativa variazione dei valori di resistivit\u00e0 (da alcune decine fino a 500 \u03a9m) con uno netto gradiente.\u00a0 La geometria poco profonda di questo contatto e il netto contrasto di valori di resistivit\u00e0 hanno consentito di identificare la presenza di una discontinuit\u00e0 strutturale (faglia) che interesserebbe il sottosuolo indagato.\n\nLe zone superficiali ad alta resistivit\u00e0 (sopra i 200 \u03a9m) per i primi 24 metri circa da inizio profilo corrispondono a un deposito superficiale sciolto, grossolano e arido, che poggia sul substrato geologico locale, corrispondente ad un litotipo calcareo. In corrispondenza del settore di faglia, questa formazione risulta altamente articolata\/fratturata, con un aumento della porosit\u00e0 secondaria e un potenziale <em>weathering<\/em> che ne ha ridotto sensibilmente i valori di resistivit\u00e0.\n\nPer fornire una valutazione sullo stato di conservazione dei manufatti a Torre presenti lungo il perimetro della cittadella di Karak sono state impiegate misure geofisiche di tipo sismico \u201cpassivo\u201d mediante utilizzo di sensori di registrazione del moto sismico (velocimetri a tre componenti, 3C) posizionati a varie altezze lungo la struttura in elevazione.\n\nIl metodo di analisi si basa sulla registrazione del moto indotto sulle strutture dalle vibrazioni ambientali (micro-tremori dovuti al traffico di auto, ad attivit\u00e0 industriali e antropiche) che simulano l\u2019effetto di input sismici a bassa energia. I segnali vengono quindi analizzati in termini di ampiezza, persistenza nel tempo e direzionalit\u00e0 rispetto agli elementi strutturali, considerando quindi le diverse ampiezze dell\u2019energia registrata lungo le componenti orizzontali (NS ed EW) e quella verticale (in quanto non solo le componenti orizzontali vengono eccitate.\n\nSulla base delle analisi condotte con questo metodo, \u00e8 stato possibile fornire un quadro conoscitivo sufficientemente esauriente per tutte le torri analizzate, a supporto degli interventi di restauro conservativo che si stanno realizzando a Karak e per i futuri interventi di consolidamento strutturale.\n\nIl Dipartimento Servizio Geologico d\u2019Italia coopera dal 2009 con il Dipartimento delle Antichit\u00e0 della Giordania (DOA) per la tutela dei Beni Culturali soggetti a pericolosit\u00e0 geologiche quali i siti UNESCO di Petra ed Umm ar-Rasas e di numerosi altri siti archeologici quali il Castello Crociato e le mura della cittadella di Karak, Jerash, Bayt Ras, Dhiban.\n<!--\n<img decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-8332 size-large\" src=\"http:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Foto-3-773x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"773\" height=\"1024\" srcset=\"https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Foto-3-773x1024.jpg 773w, https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Foto-3-226x300.jpg 226w, https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Foto-3-768x1018.jpg 768w, https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Foto-3-9x12.jpg 9w, https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Foto-3-600x795.jpg 600w, https:\/\/portalesgi.isprambiente.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Foto-3.jpg 1014w\" sizes=\"(max-width: 773px) 100vw, 773px\" \/> -->\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-9b7db06 e-flex 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